Capitolo 6 di 12 del racconto Il filo di L

di Alba6990

Non si sa mai chi c’è dietro ad un computer.
Potrebbe essere chiunque, non importa quanto siano dettagliate le informazioni date, se si mandano foto o video. Finché non ce l’hai davanti, non puoi sapere chi è che digita le risposte dietro quel monitor.
E nonostante ciò, sono intervenuta io nella chat tra Elisa e Maurizio.
Così come quelle con Lorenzo.
Al contrario, se si conosce qualcuno di persona, sai benissimo chi hai davanti.
Come Giulia e Nicola.

— – GIULIA – —

Elettricità.
Farfalle.
Giulia sta ripensando al bacio dato a quel quasi sconosciuto che si chiama Nicola.
Si è svegliata in preda ad una strana voglia. Ha eseguito ogni azione della giornata in modo meccanico: si è preparata due fette di pane tostato e le uova strapazzate, accompagnate da una tazza di cappuccino; si è lavata i denti; si è vestita con dei pinocchietti e un top sportivo; si è infilata i Linkin Park nelle orecchie mentre faceva jogging; si è fatta una doccia calda.
E ora è seduta sul divano a non guardare la televisione.
Un modello sfila attraverso i pixel per la pubblicità di un profumo. E Giulia sta immaginando che quel modello sia Nicola e che lei gli sbottoni i jeans per fargli un pompino.
“Ehi.”
“Ciao Giulia! Che stai facendo?”
“Sei a casa?”
“Ehm…sì, perché? Vuoi uscire a prendere un altro caffè?”
“Dammi l’indirizzo, arrivo.”
Giulia preme il tasto rosso per chiudere la comunicazione.

Ha il fiatone, sembra che stia tornando da una marcia. Anzi, da una corsa campestre! Più fatica e più fiatone!
Non si è neanche data un ritocco prima di uscire di casa. Indossa una semplice tuta presa alla cieca dall’armadio. Niente intimo. I capelli sciolti e niente trucco in faccia. Percorre il tragitto dalla macchina al portone del condominio come se dovesse percorrere gli ultimi metri della staffetta. E il testimone è il pene di Nicola. Preme il bottone con su scritto “18”. Le è stato spiegato che, essendo un condominio per studenti che non vivono a Milano, non ci sono i cognomi sulle targhette del citofono, ma il numero degli appartamenti.
Una voce maschile, con il fiatone forte quanto quello di Giulia, impreca mentre si sente un rumoraccio quasi gracchiante: “Ma vaffanculo!”
“Che succede?”
“No, niente. Mi è scivolata la cornetta del citofono. Sali!”
Il portone emette un suono simile a quello che si sente negli ospedali psichiatrici quando si aprono le porte.
Il caldo la assale, le riveste le guance come una coperta rossa. La sensazione è quella che si ha mandando giù due bicchieri di vino rosso. Le tempie le pulsano e quando arriva alla porta, ritrovandosi un Nicola a torso nudo e sudato, lei non resiste. Gli si butta tra le braccia, afferrandogli un cazzo che diventa duro nel giro di una frazione di secondo.

— – NICOLA – —

La conversazione al telefono è stata abbastanza…interessante. Nicola è rimasto due minuti ad osservare il cellulare come se fosse stato uno strano congegno alieno.
Da un lato, si chiede per quale motivo Giulia lo abbia chiamato con un tono simile. Sembrava come alienata, in un’altra dimensione. Ha pensato potesse trattarsi del bacio. Quel bacio carico di passione. Forse lei si è pentita e ora vuole parlargli! O forse vuole chiarire la situazione! Insomma, vuole una discussione! Sicuramente! Nicola non ha alcun dubbio! Ed è per questo che si getta nella palestra più forsennata. Fare pesi, addominali, flessioni, lo aiuta a sgombrare la mente, a rilassarsi. Il nervosismo e l’ansia fluiscono via attraverso l’acido lattico e il lavoro dei muscoli.
La palestra segue dei movimenti precisi, controllati, a cadenza regolare. Nicola non si strappa mai i muscoli, non va oltre quello che il suo corpo può sopportare, neanche nei momenti di nervosismo più intensi. È la sua dimensione di equilibrio e calma.
Due sessioni da venti ripetizioni per ogni esercizio, per un totale di circa un paio d’ore di palestra.
Ma lui non fa tempo ad arrivare a trenta minuti che suona il citofono. Le mani sudate gli fanno scivolare la cornetta come una saponetta.
Come Giulia entra in casa, si ritrovano sdraiati sul divano. Lei sopra di lui, gambe aperte sul suo ventre, braccia sul suo torace e labbra che divorano le sue. Nicola non sa cosa provare esattamente. È in un misto di sorpresa, eccitazione, contentezza e dubbio. La osserva, mentre lei tiene gli occhi chiusi gustando la sua lingua. Il suo pene è completamente eretto, Giulia continua a strusciarsi su di lui. Come al solito, quello che dice il cervello, non corrisponde a ciò che gli dice l’uccello. Le sue mani si ritrovano ad alzarle la maglietta, scoprendo con felice sorpresa che il reggiseno non c’è. Giulia alza il busto, togliendosi completamente l’indumento. Le mammelle vengono alzate verso l’alto, per poi ricadere sballonzolanti a causa della forza di gravità. Nicola non resiste mezzo secondo. Affonda il viso in quel petto così carnoso, gustoso, sodo. Coccola i capezzoli con le labbra, quasi a succhiare via un ipotetico latte materno. Le dita plasmano la carne come se fosse argilla e le aureole grosse e scure sembrano gli occhi incuriositi di uno strano animale. L’erezione gli fa male, la immagina come una spada rossa e rovente. La vuole, vuole prenderla sul divano. Ma non vuole neanche staccarsi dal suo seno e dalla sua bocca. Poi ecco la risposta: nel viaggio delle sue mani sul suo corpo, nota che la tuta che indossa ha una cucitura vecchia, grossolana. Probabilmente è stata usata così tanto che si è usurata con il tempo.
Non le chiede neanche il permesso. Afferra i pantaloni e tira con forza le braccia verso l’esterno, formando una spaccatura vera e propria tra le sue gambe. Un sonoro strappo si fa largo nella stanza.
Ma Giulia sembra non curarsene, anzi sembra che quel gesto le abbia dato ancora più carica.
Lei fa le fusa come una gattina, mugola nella bocca di Nicola, gli lecca il muso per poi sentire la sua stessa saliva sui capezzoli e su tutto il seno.
Entrambi abbassano l’elastico dei suoi boxer, una piccola spinta e Nicola si ritrova in paradiso.

— – GIULIA – —

La voglia la stava consumando. Quello strappo della tuta è stato come il colpo di pistola per dare il via.
Il suo braccio è come governato da una forza esterna, mentre abbassa con frenesia i boxer del suo amante. L’erezione scatta fuori con la stessa potenza di una molla tirata al massimo e le finisce sulla mano. Il testimone della staffetta. Duro, caldo, pulsante. Le dita lo circondano, mentre lo fa accomodare dentro di lei. Una sensazione di riempimento, di piacere, la pervade come una scossa elettrica. Giulia comincia un frenetico su e giù. Non si permette di fermarsi, di rallentare, di sedersi comoda. È già in corsa, non vuole perdere il ritmo. Il suo obbiettivo è il nastro azzurro dell’orgasmo, con con il cazzo di Nicola.
Il suo desiderio è rabbioso, folle, sembra impazzita. Afferra con una mano il suo scroto e preme, come se volesse spremere lo sperma attraverso quell’azione.
Nicola sembra gradire molto il trattamento: chiude gli occhi, lancia un gemito e reclina la testa all’indietro, in preda al piacere.
A quel punto, scatta anche in lui qualcosa.

— – NICOLA – —

Come cazzo fa a sapere che gli piace farsi toccare, anzi, quasi schiacciare i coglioni? Questa ragazza ha un sesto senso. È un’amazzone che si muove senza freno su di lui, che danza sul suo palo di carne. Nicola non se l’aspettava proprio! Immaginava che fosse una bomba del sesso, ma non immaginava un’esplosione nucleare!
E anche per lui, esplode lo sparo del via. La ribalta sul divano come un lottatore di Wrestling, senza grazia o delicatezza. Giulia si lascia strapazzare come più gli piace, ormai è totalmente sconvolta.
La gambe di lei finiscono sulle sue spalle, figa e culo sono rivolti quasi verso l’alto e lui incombe su di lei. La penetra di nuovo, con impeto e violenza. Lo schiocco delle sue palle sulla sua carne è forte, quasi quanto delle mani che applaudono in una standing ovation. I gemiti di lei diventano urla, il divano si sposta di qualche centimetro in piccoli lamenti dettati dall’attrito contro il pavimento. Ormai entrambi hanno perso il conto di quante volte sia venuta. O forse è un unico orgasmo continuo.
Entrambi sono sudati, i muscoli fanno quasi male, ma l’eccitazione sovrasta qualsiasi dolore.
Ma sono entrambi vicini alla fine. Sono gli ultimi metri prima di tagliare il nastro del traguardo. Nicola aumenta le pompate, la violenza dei colpi.
Una smorfia di piacere, mentre i muscoli si tendono tutti in un unico colpo. E poi un ruggito di sollievo, di piacere, un’esplosione mentale mentre lo sperma schizza bollente e forte dentro di lei.

— – GIULIA – —

In questa posizione, sente una stimolazione pazzesca. Il glande di lui colpisce le pareti dell’utero come un ariete. Il sangue è affluito da tutte le parti tranne che nel cervello. Non riesce ad elaborare alcun pensiero, solo il piacere e il desiderio di sentirlo schizzare dentro di lei. La sua vista è ormai a pallini colorati, forse sta per svenire. Ma i colpi di minchia non le danno tregua. Con lo sguardo lo incita ad andare più forte, a correre più veloce.
E infine taglia il traguardo. Schizzi bollenti si fanno strada dentro il suo utero, come tanti proiettili di una pistola.
Gli occhi di Giulia sembrano gli occhi di una drogata: pupille dilatate, palpebre abbassate, sguardo perso in un qualche punto del cosmo.
Si ritrovano entrambi accasciati sul divano. Il fiatone non li abbandona, le gocce di sudore fanno brillare i loro corpi come se indossassero dei vestiti fatti di diamanti.
Sono soddisfatti e appagati. Stanchi. Come quando hai appena finito una corsa.

Vai al capitolo...<< precedentesuccessivo >>