Capitolo 3 di 3 del racconto Mara

di Aedon69

image

3. Realizzazione

Questo contenuto è riservato a un pubblico adulto. Proseguendo nella lettura dichiari di avere almeno 18 anni.

//

Mi chiamo Mara, ho 47 anni, sono mesi che ho una relazione sessuale con mio figlio Roberto, i miei problemi di droga, la mia debolezza, mi hanno fatto diventare sua succube, abusa di me quando più gli aggrada, sono diventata la sua puttana, il vortice in cui sono finita è terribile.

Faccio la bidella nella scuola di mio figlio, durante le lezioni mi infilo in uno dei bagni per sniffare un po’, Alfio il mio collega tira con me, è lui che mi ha fatto provare la cocaina, tutti e due dipendiamo da mio figlio, che la vende.

Siamo chiusi nel bagno: ”..io ne ho pochissima Alfio, ho finito i soldi e mio figlio non me la vuole dare….”

Lui si fruga nelle tasche: ”…. Cazzo anche io l’ho finita e non prendo lo stipendio che tra quindici giorni…., mò vado a casa, ci penso e vediamo come rimediare qualcosa…”

Usciamo dal bagno incazzati, ormai quel poco che ci era rimasto non ci da più nessuna sensazione, ci salutiamo mesti, suona la campanella, i ragazzi escono per cambiare aula o per andare al bagno.

Vedo Federico, uno dei galoppini di mio figlio, mi avvicino a lui.

“Ciao…non è che mi puoi dare qualcosa?…”, gli chiedo speranzosa.

Mi guarda come se fossi una nullità, la settimana scorsa avevo il suo uccello in bocca, per ordine di mio figlio, ora è come se non esistessi: ” …t’ho detto de no…Roberto ci ha detto che nun te dovemo dà niente…sgomma lontano….”
 
Se ne va, sono incazzata, con mio figlio, con me stessa.

Saluto Alfio e finisco il turno, cerco mio figlio nei bagni, in cortile, non c’è.

Torno a casa e trovo il solito casino in giro, abiti buttati sul divano, piatti sporchi; non mi interessa, voglio trovare mio figlio, voglio la coca. La sua porta è chiusa, sento della musica, entro.

La ragazza è bionda, capelli molto lunghi, è sdraiata a pancia in sotto, mio figlio la sta montando da dietro, si girano verso di me.

“…Ah la zoccola drogata è tornata…”

Ormai non ha più nessun rispetto verso di me, mi incolpa per il divorzio, per la nostra situazione, mi odia e non perde occasione per mostrarlo.

 “……Ada, mia madre….mamma, questa è Ada…”.

Io e la ragazza ci guardiamo, io abbasso lo sguardo, vergognandomi per la situazione, lei mi guarda spavalda, sfacciata.

“..vieni qui mamma, forse ti do quello che stavi cercando…”, si sfila dalla ragazza, lei si sistema lasciva sul letto, le gambe allargate a mostrare la sua topina implume, avrà 18 anni, è bella, ha grandi occhi verdi e una bocca rosso vermiglio ben disegnata, ha il seno molto piccolo e la sua corporatura è minuta.

Mi avvicino al letto, Roberto mi fa segno di sedermi, mi prepara due strisce su un specchietto, mi afferra il viso, mi guarda avvicinando la sua faccia alla mia : ”…ora tiri, poi fai quello che ti dico io…tutto….”

Annuisco, guardo le strisce che mi aspettano, non m’importa di quello che vorrà dopo, ora vedo solo la polverina bianca che mi aspetta invitante. Tiro la prima striscia, la mano di mio figlio corre sotto la gonna, allargo le gambe, istintivamente, sono bagnata, non è la droga, mi piace essere scopata da lui, mi piacciono le sue depravazioni. La verità mi colpisce come un pugno, non sono più la frigida complessata di una volta. Tiro la seconda striscia, il dito di mio figlio si fa largo nelle mie mutandine, raggiunge le mie grandi labbra, le saggia lentamente, fremo, mi sfiora il clitoride, gemo.

“…baciala…baciala in bocca….”, mi ordina Roberto, mi indica Ada, sul letto, che sorride sorniona.

Mi avvicino alla sua bocca, lei dischiude le labbra leggermente, chiude gli occhi, le sue mani corrono versi i miei fianchi, alzano la camicetta che indosso, l’aiuto a sfilarla. Roberto tira giù la zip della gonna, me la sfilo da sola, con fretta, tiro via anche le mutandine mentre Ada scopre il mio seno ed inizia a leccarmi i capezzoli.

Roberto continua ad esplorare la mia fica con le dita, sento la sua lingua leccare il mio buco del culo. Cerco la bocca di Ada, il contatto con la sua lingua mi fa correre un lampo elettrico lungo la schiena, le dita di Roberto frugano nella mia intimità provocandomi spasmi di piacere ad ogni loro movimento. Assaggio i piccoli capezzoli di Ada, ne gusto il sapore dolce, scendo con la lingua verso l’inguine della ragazza, le sua fichetta è rosa e morbida, la mia lingua si insinua tra le sue grandi labbra, il suo odore è inebriante, la mia lingua sfiora il suo clitoride.

Lei mi afferra la testa spingendola verso di lei: ”…mmhh, siii, leccami la fica….mi piace…”, grida ad occhi chiusi.

È bagnata, calda, odorosa, lecco ogni millimetro della sua fica, le entro dentro con la lingua, lei allarga le gambe il più possibile, alza il bacino offrendo alla mia lingua anche il suo culetto. Le lecco il contorno del piccolo fiorellino, ha un gusto acre, eccitante.

“….leccagli bene il culo…”, mi ordina mio figlio, ”…la voglio inculare….”

Io obbedisco, intensificando le mie attenzioni verso il culetto morbido della ragazza, lo lecco sempre più velocemente, la faccio mettere in ginocchio sul bordo del letto, lei risponde docile e sognante.

Gode la piccola puttana, sputo sul suo buchino, infilo il mio dito nel piccolo fiore scuro, lo vedo cedere ad aprirsi, lei mugola di piacere.

Roberto mi avvicina il cazzo alle labbra, vuole che lo succhi, apro la mia bocca affamata, la mia lingua corre a leccare la sua cappella rossa, mi scivola in gola, spingendo forte, non è dolce mio figlio, mi violenta nella bocca come una puttana da strada, senza riguardi.
Sfila il suo uccello madido di saliva, lo vedo poggiare la cappella sul piccolo orifizio di Ada, il suo cazzo apre dolcemente quel piccolo fiore scuro, le scivola dentro mentre lei urla e gode.

Roberto incula Ada, la tiene per i fianchi, le dà degli schiaffi fortissimi fino a farle diventare paonazze le natiche, sfila il cazzo e me lo infila in bocca, mi da due colpi in gola, con violenza, poi lo rinfila nel culo della ragazza.
Ada si masturba mentre viene inculata, io l’aiuto, mi infilo sotto di lei, a sessantanove, le lecco la fica gocciolante di umori, lei ricambia insinuando la sua tra le mie grandi labbra.

 “….ora tocca a te…”, esclama Roberto.

Mi fa sdraiare sul letto, mi allarga oscenamente le cosce, si sputa sul cazzo, un solo colpo di reni, forte, mi profana il culo, lo sento cedere sotto la spinta di mio figlio, Ada percorre il mio corpo con la lingua, mi stringe i capezzoli, li tira, io urlo dal godimento.

“……mhhhh…dai Roberto….scopami ….forte…sfondami il culo…la fica…la bocca, fammi male…”, ho perso ogni controllo.

Le dita di Ada frugano nella mia fica, “….siiiiii godoooo, daiiiiii”.

Ora è Ada che si occupa di leccare il cazzo di Roberto, la ragazzina se lo fa scivolare fino in fondo, è una piccola troia. Lui la fa mettere sopra di me, ci baciamo mentre mio figlio ci scopa a turno, ogni spinta ci provoca un gemito, Ada infila la sua lingua nella mia bocca, le nostre lingue turbinano in una danza oscena, le nostra facce sono paonazze dal godimento, umide di saliva ed umori.

“…..Sto sborrando…. vi voglio schizzare in faccia, inginocchiatevi….”

Obbediamo come due cagne, offriamo le nostre bocche, le nostre lingue, a mio figlio.

Il suo getto caldo ci colpisce, struscia la sua cappella sui nostri visi, siamo sporche di sperma, ci lecchiamo gustando il suo sapore.

Dopo esserci ricomposti chiedo a Roberto: ”…caro mi dai un’altra bustina? sono stata brava no?”.

Lui mi guarda col solito disprezzo :”…l’hai già avuta no?..”.

“..ma era poca, l’effetto è già finito, dammene altra ti prego…”.

“..Vattene o ti faccio pagare anche la scopata che ti sei fatta…sei una zoccola…non far finta che nun te piace essere scopata come una troia…vattene e chiudi la porta prima che mi incazzo”.

Scappo in lacrime verso la mia camera, sto cedendo, devo fare qualcosa.

La mattina seguente Alfio, il bidello, mi avvicina furtivo, bisbiglia al mio orecchio: ”…forse ho trovato il modo di fare un po’ di soldi, fatti trovare dopo la fine delle lezioni al bagno degli handicappati al terzo piano, chiuditi lì e aspetta che arrivo..”.

“..grazie Alfio…”, rispondo io tremante, l’astinenza è forte, ho bisogno di tirare. ”si si ci sarò.”

Lo vedo allontanarsi, io continuo a pulire, sono più allegra, non vedo l’ora che finiscano le lezioni.
Sono le due, tutti i ragazzi sono usciti, salgo verso il terzo piano, percorro il corridoio a passi veloci, pregusto la polverina bianca che entra nelle mie narici, obnubila i miei pensieri e mi dona quel temporaneo oblio che mi aiuta a vivere meglio.

Il bagno degli handicappati al terzo piano è grande, pulito perché poco usato dagli studenti, mi siedo sulla tavoletta della tazza, le pareti sono bianche ed il neon illumina a giorno lo stanzino.

Sento bussare, apro, è Alfio che entra e si chiude la porta alle spalle.

“..l’hai presa?”, chiedo io fremente!

“….si”, fa lui, “….mi sono fatto dare dei soldi…eccola…quattrocento euro….”, mi fa vedere la bustina, è tanta, le mie narici fremono.

“…dai….facciamoci un tiro…”, sorrido riconoscente all’ometto piccolo e pelato che sta di fronte a me, gli piaccio, lo so.

“…si…va bene…però fra poco dobbiamo restituire il prestito..”, fa lui imbarazzato.

“…cazzo dici…”, faccio io, “..in due non arriviamo a 50 euro.”

“…mhh, diciamo che ho fatto un baratto…”

“e che baratto hai fatto?”

Lui apre la porta, si presentano quattro studenti dell’ultimo anno, conosco le loro facce, guardo Alfio inferocita.

“…che vuoi Mara? tu non ce la fai più, io nemmeno, loro mi hanno dato 100 euro per uno in cambio della promessa di scoparti…ti va bene no? Ti deve andare bene se vuoi tirare…sennò la vado a ridare…”

Guardo lui, guardo i tre ragazzotti che sono con noi nel bagno, guardo la bustina in mano ad Alfio.

 ”..stronzo fammi fare un tiro…..e poi….”, mi volto verso i ragazzi:  “scopatemi come vi pare, come quella cagna che sono….”

Sniffo le due strisce preparate dal mio collega, sento i fruscii degli abiti, i quattro ragazzi si stanno levando i vestiti.

Sono nudi davanti a me, i cazzi già in tiro, in fila, le mie cosce fremono, sono una troia, mi immagino quei tarelli piantati in me in ogni mio buco.

Mi inginocchio, loro si avvicinano puntando tutti verso la mia bocca, a turno inizio a succhiarli, sono durissimi nella mia bocca, le loro cappelle turgide mi fottono fino in gola, le loro mani mi attraggono verso ognuno di loro. Il più alto cerca di soffocarmi col suo cazzo, me lo spinge sempre più giù fino a provocarmi dei conati di vomito.

Vedo Alfio con la coda dell’occhio, si sta spogliando. Vedo il suo enorme cazzo e mi fermo, ha un bastone di carne enorme, pieno di venature, la mia fica freme di piacere, sono fradicia, colo liquido tra le cosce.

I quattro ragazzi mi spogliano, sono nuda, gattono verso Alfio, il suo palo mi attira, lo prendo tra le labbra, solo una parte di quel mostro mi riesce a scivolare in bocca, lo lecco lungo tutta la sua lunghezza, lo sento inturgidirsi tra le mie mani, i ragazzi mi toccano, in fica, nel culo, infilano le loro dita curiose in ogni parte di me, io arcuo la schiena per facilitargli il compito.

Sento il cazzo penetrarmi in fica, altre mani aprono il mio culo, infilano le loro dita giù fino in fondo, il cazzo di Alfio mi stantuffa in bocca, le mascelle mi fanno male, ansimo come una puttana.

I ragazzi mi stanno scopando a turno, in fica, nel culo, perdo la cognizione, troppo piacere, i miei orifizi sono oscenamente bagnati, dalla saliva, dagli umori, uno dei quattro sta provando ad infilarmi tutta la mano nel culo, soffro, gli allargo le natiche ad incitarlo, mi voglio sentire sfondata.

“….spingi giù quella mano…”, gli ordino ansimando, “…dai sfondami…”

Sento il mio buco cedere, si allarga, osceno, mi sento piena, inizia a muovere la mano dentro di me, l’orgasmo esplode come una bomba, urlo e grido. Alfio si sfila dalla mia gola, mi gira dietro e si piazza sopra il mio culo.

”…si dai sfondami…fammi male…..scopami nel culo….”

 Lo sento sventrarmi lentamente, un palo di carne dura mi sfonda l’orifizio, lo spinge in fondo, lo sfila, sputa nel mio buco del culo e poi riaffonda il cazzo, lecco avida gli uccelli di due dei ragazzi, il resto è occupato a scoparmi a turno, io continuo a venire in continuazione.

Mi fanno sdraiare sul linoleum, mi tirano su le gambe, mi fanno alzare il bacino, i loro cazzi sono ovunque, ora è uno dei ragazzi ad incularmi, ora è Alfio, le loro facce si sovrappongono, sento solo il mio culo dilatato dai loro uccelli, colo sangue ed umori dal mio buco del culo.

Un fiotto caldo mi schizza dentro, sento lo sperma bollente colare dentro di me, altri getti mi colpiscono in viso, sul seno.
Sono fradicia di sborra, ne voglio ancora, la bevo tutta, avida, ingorda, troia.
 Alfio mi prende per i capelli, mi tira verso la tazza, alza la tavoletta, con una mano mi tiene la testa sul bordo del water, con l’altra dirige il suo getto di urina verso di me.
Apro la bocca ingoiando, bevendo il suo getto caldo, i ragazzi iniziano a pisciarmi addosso, anche loro, una pioggia di urina.
Mi masturbo ferocemente la fica, godo, piscio anche io, ho perso il controllo del mio corpo, un altro orgasmo mi raggiunge, sfinita mi accascio sul pavimento, in un lago di urina, loro si rivestono, in silenzio, se ne vanno e l’ultimo chiude la porta, guardo sul lavandino, Alfio ha lasciato la mia parte di roba.

Non riesco ad alzarmi, ho il culo dolorante, domani tutta la scuola lo saprà, devo andarmene. Mi alzo, apro la porta, lascio la coca sul lavandino. Un treno per Francoforte mi aspetta, andrò un po’ da mia sorella, almeno fino a quando non sarò rinsavita.

[Fine della prima parte. Se vuoi, contatta l’autore]

Vai al capitolo...<< precedente