Capitolo [part not set] di 2 del racconto Vendetta

di Valestra83

[Photo credit immagine di copertina]

Roberto

Venerdì sera. Sono in camera mia, in piedi, vicino al letto. Sopra di esso ho appoggiato la mia borsa sportiva, di cui contemplo soddisfatto il contenuto. Proprio così. Perché stavolta non si tratta di ricambi per la palestra ma di ben altro: corda di medio spessore, un bavaglio, nastro adesivo, manette, un butt-plug (dilatatore anale) e un dildo. Perfetto. Stasera penso proprio che mi divertirò, Manuela sarà contenta. Lei è la mia fidanzata ed è dotata di una spiccata attitudine remissiva che incanala nei nostri rapporti sessuali. Adora essere sottomessa e sottoposta a pratiche sadomaso. Io ho invece una forte propensione alla dominazione, di conseguenza ci intendiamo a meraviglia. È stata lei stessa a consigliarmi cosa inserire nella borsa. Da quando mi ha confessato questo suo piccolo segreto, abbiamo iniziato con qualche oggetto e linguaggio appropriato, nonché spanking. Ma poca roba.. soft.. non mi sono mai sentito pronto abbastanza per un rapporto sessuale del genere.. Stasera invece lo sono! Dovrà essere quella decisiva, in cui dovrò sottometterla al mio volere e trattarla da cagna, come ha sempre desiderato.Chiudo la cerniera della borsa e la ripongo sul pavimento. Il display del cellulare si illumina, vado a vedere, un sms. È lei: “Tra 30 minuti sarò pronta… ti aspetto sotto il portico, padrone… Ti amo.” Sorrido. Mi guardo intorno, non manca nulla.. o quasi.. la macchina! Devo chiederne le chiavi a mia zia, visto che la mia è dal meccanico da tre settimane. Ah, un piccolo dettaglio: alcuni periodi vivo a casa dei miei zii e mi ci trovo anche molto bene.

Esco di camera con una certa irruenza, urtando violentemente contro un corpo danzante per il corridoio:“Ehi ma che cazzo fai!? Guarda dove i metti i piedi quando cammini!!!” mi urla con la sua voce stridula. Mia cugina Chiara. Minore di due anni rispetto a me (22), stessa altezza, snella, gambe affusolate, culetto da urlo, seno della giusta misura e uno sguardo da gattina che farebbe girare la testa a chiunque. Boccuccia vermiglia, sorriso abbagliante, guancette dolcissime. Il tutto sormontato da dei bei capelli castani che le cadono sulle spalle.

Ma non è oro tutto ciò che luccica, in particolare nel suo caso. Già, perché se di aspetto è davvero una gran bella ragazza, non si può dire la stessa cosa del carattere. Capricciosa, viziata, immatura fino al midollo, superficiale, spesso sboccata, vive di frivolezze, in definitiva: una grandissima rompipalle! Le voglio bene, ma non riesco a sopportarla, il suo atteggiamento da snob mi ha sempre irritato. Nonostante il legame di sangue, siamo completamente diversi e i litigi tra me e lei sono all’ordine del giorno, specialmente quando mi provoca con dispetti da adolescente decerebrata.Non rispondo nemmeno al suo rimprovero. Lei mi ignora a sua volta. La guardo mentre continua a saltellare per il corridoio con gli auricolari alle orecchie, dirigendosi verso la sua camera. Sicuramente a trascorrere minuti e minuti davanti allo specchio per le sue interminabili prove-trucco, che noia.

Da dietro però riesco ad osservarne per bene il sedere, mi è sempre piaciuto. Spesse volte ho fantasticato su di lei, partorendo pensieri perversi, quasi sadici, al limite della decenza. Più si rende bella e fastidiosa, più monta in me il desiderio quasi irrefrenabile di “punirla”, vendicarmi per i suoi innumerevoli dispetti verso di me, godere del suo splendido corpo, dare libero sfogo alla mia voglia animalesca di possederla, violare con il mio cazzo la sua bocca dispensatrice di lamentele e il suo culetto invitante…La porta di camera sua si chiude dietro le sue spalle. Io mi ridesto da quel momentaneo stato di torpore interno, accorgendomi di aver raggiunto l’inizio di un’erezione. Non ho purtroppo tempo per pensare a questo.

Mi dirigo in cucina, dove mia zia sta guardando con estrema attenzione un film in tv.“Zia le chiavi della macchina… tra un quarto d’ora devo vedermi con Manuela” chiedo con un po’ di premura.

“Le ho date a Chiara, la prende lei stasera” risponde in tono quasi robotico, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.“Cosa!?!? Ma sei impazzita!?! È il terzo venerdì che lasci a lei la macchina!! Non se ne parla nemmeno!! Stasera tocca a me!! Ieri sera mi hai dato la tua parola!! Non sono con amici stasera e Manuela non ha macchina! Lo sai!”. La rabbia inizia a materializzarsi dentro il mio petto.

“Ohhh ma cosa volete da me!? Lo so, tu hai ragione, Roby! Toccava a te ma sai com’è Chiara! Quando vuole qualcosa a tutti i costi, non smette di tormentarmi fino a quando non la ottiene! Ed io stasera sono troppo stanca per sopportarla, devo anche cucinare per tuo zio più tardi! Lasciatemi un po’ in pace!” sbotta con decisione.Io resto incredulo, occhi sbarrati. Non posso dare buca alla mia ragazza proprio stasera, non crederebbe mai a questa versione dei fatti, la prenderebbe come un’ennesima giustificazione per evitare d’improntare il nostro primo rapporto sadomaso!

Spalanco le braccia. “E io che cazzo faccio adesso?” chiedo con voce ruggente.Mia zia si volta verso di me, fulminandomi con lo sguardo.

“Non rivolgerti a me con questo tono, Roberto. Ho già abbastanza problemi per la testa, non posso perdere tempo per i vostri capricci! Parlane con Chiara e trovate un accordo! Ma non lamentatevi con me!” Non ho mai visto mia zia così perentoria nelle parole, dev’essere proprio satura di questa situazione.Lancio uno sguardo rapidissimo all’orologio della cucina: mi restano appena dieci minuti, devo sbrigarmi! Cammino a passo spedito per tutto il corridoio, arrivo alla sua porta, provo ad aprirla ma è chiusa a chiave, lo fa sempre quando deve prepararsi ad uscire. Busso violentemente.

“Chiara, apri la porta! Muoviti!”“Che c’è?!? Mi sto preparando!! Passa più tardi!” la sua voce mi giunge ovattata da dentro la sua camera.

“Apri un istante! È importante” insisto nervosamente.Avverto i suoi passi, la chiave gira nella toppa, la porta si apre di poco e nel fascio di luce che si frappone fra di essa e lo stipite, mi appare il suo volto: fard in abbondanza, niente rossetto, un po’ di lucido sulle labbra e occhi caricati di mascara e rimmel in dosi eccessive.

Resto un po’ disorientato, è come se per un attimo avessi l’impressione di aver bussato al camerino di un’attrice porno!“Ma come ti sei truccata?” domando con una piccola smorfia di sdegno.

“Cazzi miei!! Che vuoi!? Muoviti che non ho tempo da perdere!!” dice con la sua solita arroganza.“Mi servono le chiavi della macchina! Fatti prendere da qualche amica! Io devo uscire con Manuela! Zia l’aveva promessa a me ieri sera, prima che tu facessi la solita bambina viziata!!”

“Ahahah! Scordatelo!!” mi risponde con un sorriso stampato in faccia. Sta per chiudere la porta ma prontamente metto avanti l’avambraccio in modo da bloccarne la chiusura! Sbam!“Chiara, ascoltami, per me questa è una serata importante, non posso darle buca, ti prego, mi serve la macchina!! Potrai prendertela per un mese di fila se vorrai, ma stasera no, dammi le chiavi!!! Non posso restare in casa!!” le spiego con calma ma con il fuoco negli occhi.

“Ho detto di no! Devo prendere le mie amiche a casa, quindi fottiti!!” mi urla sbattendomi la porta in faccia.Ritorno in camera mia, con l’umore sotto i piedi. Mi siedo sul letto, prendo il cellulare e compongo l’sms da mandare alla mia ragazza, le dita premono sui tasti senza cognizione, non so nemmeno io cosa sto scrivendo, che scusa futile io stia cercando… talmente sono arrabbiato. Mando l’sms, con l’ansia che aumenta sempre di più. Avverto la voce di mia zia dalla cucina.

“Chiaraaaa!!! Scendi in cantina per cortesia! Ho bisogno di una bottiglia di vino, io non posso muovermi, sto iniziando a cucinare per me e tuo padre!! Mi fai questo favore??”Il mio cellulare vibra, sms ricevuto da Manuela. Lo leggo e mi si gela il sangue nelle vene!

“Ah certo! Non puoi più venire a prendermi?? Perfetto!! Stavolta non ti concedo nulla! Doveva essere la nostra serata, cazzo!! Devi sempre rovinare tutto!! Sai che fai?? Le corde e i dildo usali con quella troia di tua cugina!! Vaffanculo! Ti odio!!!!”Resto immobile a fissare il display, ogni fibra del mio corpo è tesa come una corda di violino, la rabbia si tramuta lentamente in un forte senso di frustrazione.

La porta della camera di mia cugina si apre, sento i suoi passi svelti per il corridoio. “Che palle mamma!! Sì sto andando!!” Arriva all’altezza della mia camera, si ferma, guardandovi dentro.. io sono ancora immobile e con il capo chino sul cellulare, ho solo la forza di alzare gli occhi verso di lei, che mi guarda con un sorriso ironico.“Ehi cuginetto!! Che faccia seria!! Sei rimasto a seghe stasera, eh??? Aahahah” mimando con la mano il gesto della masturbazione maschile. Prosegue per il corridoio senza curarsi della mia reazione.

La goccia che fa traboccare il vaso. Il suo sarcasmo ha decretato la sua condanna. In quel preciso momento, avverto un forte calore invadermi il viso. Le mie labbra si serrano. Il mio sguardo cade sul messaggio, poi passa alla borsa riposta sul pavimento. Un pensiero carico di perversione e rabbia attraversa la mia mente: sms – Chiara – borsa. Il mio cervello collega i tre elementi e in una frazione di secondo mi si visualizza davanti agli occhi l’immagine frutto di quell’addizione di elementi. Un sorriso malvagio si dipinge sul mio volto. Ora so cosa fare. Catalizzare tutta la mia frustrazione su colei che ha provocato tutto quanto: mia cugina. Manuela, con quel messaggio, mi ha inavvertitamente posto davanti la “soluzione”, il piano di vendetta. Così sarà. Ho deciso, stasera mi divertirò ugualmente, ma a modo mio.Ripongo il cellulare sul letto, mi alzo molto lentamente, come un automa. Afferro la borsa con l’attrezzatura sadomaso contenutavi e a passo calmo e controllato esco dalla camera.

Mi fermo in cucina, mia zia ha appena apparecchiato la tavola ma non accenna a mettersi ai fornelli, il film la sta risucchiando completamente.“Zia…? Chiara è in cantina?” la mia voce è posata, me neutra nel timbro, non c’è nessuna sfumatura.

“Si… l’ho mandata a prendere una bottiglia di vino rosso dalla nostra cantina..” mi risponde guardandomi appena.“Non è necessario che prepari anche per noi due. Ho appena parlato con lei, mi ha detto che l’appuntamento con le amiche è saltato. Abbiamo deciso di uscire insieme. Quindi il problema della macchina non sussiste più” spiego tutto d’un fiato. La mia mente sembra così lucida adesso, potrei persino mentire alla CIA! La zia comunque è distratta e mi risponde senza nemmeno voltarsi:

“Ah.. ok, Roby.. state attenti, ok tesoro?”“Si, zia” rispondo meccanicamente, “ci vediamo più tardi, vado da Chiara, buona cena”.

Non attendo nemmeno di sentire la sua risposta. Mi dirigo verso la cantina. La porta è aperta. Scendo il primo gradino, mi fermo e chiudo la porta alle mie spalle. Arrivo a fine rampa, l’odore del vino e l’umido assalgono le mie narici. Chiara è davanti a me, mi rivolge le spalle. Ha sentito i miei passi e lentamente si volta. “Hey… perché sei sceso? Devi sparartela qui la sega? Aahaha” ridendomi in faccia. Non proferisco parola, lascio cadere lo zaino, porto leggermente indietro il braccio destro e con un movimento rapido le afferro un polso, piegandole un braccio e facendola ruotare contro il muro. La blocco, premuta contro il cemento. Avvicino il viso al suo, da sopra una spalla. Sento il suo respiro. È sorpresa, senza parole. Meglio così. Rapidamente, prima che possa reagire, le prendo anche l’altro braccio. Unisco i polsi e li serro insieme, con dei bracciali di robusto nylon, che si stringono in un attimo. Afferro le chiavi della cantina dalla sua mano destra, la lascio e risalgo la rampa di scale, chiudo la porta a chiave e ridiscendo. Chiara è ferma contro il muro. Mi fissa ammutolita. Non ha ancora avuto il tempo di capire e di reagire. Mi sarei aspettato che urlasse, che mi insultasse, e invece…

Il mio sguardo scruta tutto l’ambiente: una sedia vicino alle bottiglie. La prendo posizionandola al centro della stanza. Dopodiché mi dirigo verso mia cugina, la afferro con forza per un braccio. Vedo il suo seno oscillare sotto la camicetta e pregusto già il mio piacere. La trascino verso la sedia, facendole posare il culo bruscamente su di essa. Adesso è immobile, seduta. Mi fissa. Afferro la mia borsa, aprendola. Prendo prima di tutto il bavaglio. Mi avvicino a lei. I suoi occhi adesso mi fissano con rabbia, ma leggo anche sopresa, incredulità. E qualcos’altro..Apre bocca. “Che cazzo…”. Non le lascio completare la frase. Le ficco il bavaglio in bocca, chiudendolo subito con un nodo ben stretto. Ora non può più insultarmi. Può solo tacere.

Completo la preparazione legandole i polsi alla sedia stessa. Adesso non può più andarsene. Poi mi inginocchio e la privo delle scarpe, slaccio la cintura e tiro i jeans, gettandoli sul pavimento. Un piccolo perizoma copre la sua passera. Sorrido. Tolgo anche quello. La sua intimità è davanti ai miei occhi adesso, poca peluria, ma una linea perfetta divide le sue grandi labbra. Le sbottono la camicetta, accorgendomi che la troia è già priva di reggiseno. Gliela lascio slacciata addosso. Mi chino per prendere la corda. Mi posiziono dietro di lei ed inizio un movimento circolare in modo da coprire più percentuale possibile del suo corpo. Le spalle, poi il petto, le cosce, le gambe e infine i piedi. Applico dei nodi strettissimi, voglio che stia ferma: stasera è l’oggetto da usare per i miei desideri perversi, un buco da riempire. Una valvola di sfogo. Ah, la lussuria! Decisamente il peccato capitale migliore. Continuo ad imprigionarla per bene, lasciando appositamente scoperte le regioni del seno e dell’addome, più tardi capirà anche lei il motivo, anzi, lo “sentirà” sulla sua pelle. Adesso è completamente immobilizzata. Guardo dentro la borsa, restano il butt-plug e il dildo, decido per il secondo, il primo lo userò successivamente. Spalanco per bene le sue gambe. Sputo sulle mie dita, passandole pesantemente sulla sua passera. Appoggio la sommità del dildo alla sua fessura, spingo leggermente, Chiara ha un sussulto, mi fermo un attimo, per poi inserirlo centimetro dopo centimetro. Fa fatica ad entrare, in quanto le labbra non sono lubrificate ma asciutte, ma vi riesco, è tutto dentro adesso. Mi alzo, soddisfatto. La guardo, è mia, in mio potere. Mi posiziono con la patta vicino al suo viso, abbasso la cerniera, libero il mio cazzo dalle mutande, e con la cappella colpisco le sue guance diverse volte, sempre più violentemente. I suoi occhi truccati mi guardano… con il cazzo penzolante tra le mie mani, la guardo divertito.

”Benvenuta, cuginetta… stasera ci divertiamo un po’ insieme.”

 

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