Capitolo 2 di 8 del racconto Secret desire

di Matt

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***

Il lunedì successivo, Phil era ancora a letto quando il telefono squillò molto presto. Allungò la mano sul comodino e guardò il display. Era Sam.
«Buongiorno Signore.»
«Buongiorno Phil, è tutto pronto?»
«Sissignore.»
«Recati dal Dr. Harold e date il via all’operazione.»

***

«Ciao amore!»
«Ciao piccola!»
Mike stampò un bacio sulle labbra di Madeleine.
«Sei tornato più presto del solito oggi!»
«Visto? Ormai non corro, volo!»
«E bravo il mio campione! Prendo la macchina per fare due spese in centro. Ci vediamo più tardi.»
«Va bene, amore. Ti aspetto. Stesso posto, stessa posizione… Vado a fare la doccia.»
E così dicendo la strinse a sé, la sollevò da terrà strizzandole le natiche e le infilò la lingua in bocca. Per tutta risposta lei scese con la mano a solleticargli il rigonfiamento dei pantaloncini e lo congedò con un’occhiata seducente, lasciandolo in balìa della libidine.
Mike avvertiva qualcosa di strano quel giorno. Fin dalla mattina, non riusciva a togliersi dalla testa un pensiero fisso e continuo. Pensò che fosse normale ogni tanto avere un desiderio sessuale più forte del solito, ma le erezioni consecutive e costanti non gli avevano dato pace per tutta la giornata.
Forse era il caso di dare finalmente un po’ di sfogo alle tensioni prima del ritorno della compagna. La doccia sarebbe stata una più che valida alleata.
Posò l’orologio sul comodino in camera e si spogliò degli indumenti rimanendo con i boxer, pronto a dirigersi in bagno.
La porta era socchiusa. Fece un ulteriore passo e spinse il pomello per entrare.
«Mike!»
Pensava di essere solo in casa, ma una voce femminile lo ammonì. Julia si affrettò a coprirsi il corpo come poté. Solo dopo diversi istanti, però, si accorse che un seno usciva dall’asciugamano liberando un capezzolo irrigidito dalla situazione.
«Oh, scusa Julia! Non sapevo fossi qui.»
«È colpa mia, Mike! Avrei dovuto chiudere la porta.» Rispose lei cingendo nuovamente l’asciugamano attorno a sé e legandolo dietro la schiena.
«Ho quasi finito. Dammi solo un minuto ed esco subito.»
Mike le disse di fare con calma, chiuse la porta più in fretta che il turbamento della circostanza gli consentì e si diresse imbarazzato e confuso nuovamente verso la camera.
Nei lineamenti, Julia aveva preso in tutto e per tutto dalla madre. Era una ragazza bellissima, solare e innocente. Quello sarebbe stato il suo ultimo anno al liceo; poi, forse, sarebbe partita per il College. Aveva i capelli biondi, lunghi fino alle spalle, e gli occhi chiari e penetranti. Le forme erano quelle scolpite e generose della madre. Il carattere schivo e timido, invece, era più simile a quello di Mike che di Madeleine.
Mike rientrò in camera rimproverandosi per l’inconveniente in bagno. Era agitato per aver messo in imbarazzo Julia, ma al tempo stesso profondamente turbato. Si rese conto che la visione in quel contesto della ragazza che ormai considerava sua figlia non assumeva i contorni di un normale contrattempo domestico. La sorpresa del momento, i capelli bagnati che lasciavano le spalle scoperte, quel seno sodo e ingenuamente incontenibile non lo avevano lasciato affatto indifferente.
Anzi, contribuivano ad aumentare in lui il desiderio già incontrollabile di quel giorno.
Cosa stava accadendo? Perché da un momento all’altro doveva trovare le forze per allontanare quei pensieri su Julia? Mai l’aveva guardata o aveva anche solo pensato a lei in quel senso, e mai avrebbe anche solo immaginato di farlo. L’aveva sempre rispettata e amata, come sua figlia.
«Mike, ho finito!»
Disse una voce in lontananza mentre la porta della camera si chiudeva alle sue spalle.
Via libera per il bagno, pensò Mike. Vi si diresse nuovamente e una volta entrato si liberò finalmente anche dei boxer, esibendo compiaciuto allo specchio l’ennesima erezione portentosa della giornata.
«Chissà che faccia avrebbe fatto Julia se avesse avuto il tempo di accorgersi di questo…», si chiese mentre l’acqua gli scorreva sulle spalle e una mano correva già a stimolare la punta coprendola e scoprendola lentamente. «No, non posso pensare a lei in questo modo», si rimproverò prontamente. Troppo tardi. La mano assumeva ormai un ritmo irrefrenabile e il calore che proveniva dai testicoli gli impediva qualsiasi ragionamento. Immaginava ora di avere Julia inginocchiata davanti a sé pronta a ricevere sul volto il frutto del suo godimento. Chiuse gli occhi, si fece massaggiare la fronte dall’acqua sporgendo la testa all’indietro e in pochi istanti liberò abbondanti fiotti di seme caldo.

***

Il mattino seguente Mike non aspettò nemmeno la sveglia per alzarsi. Non aveva chiuso occhio tutta la notte, profondamente scosso dall’episodio del giorno prima. E non riusciva a prendere sonno nemmeno alle prime luci dell’alba. Nonostante la serata passata a possedere ripetutamente Madeleine, cominciavano a riprendere le erezioni incontrollate. La compagna giaceva di fianco a lui profondamente addormentata, sfinita e appagata. Oggi sarebbe stata di riposo.
Mike invece si alzò, si diede una sciacquata e decise di andare a correre per rilassarsi senza nemmeno fare colazione. Si promise che più tardi sarebbe andato nell’officina del padre per dare una mano, come spesso gli capitava.
Quel mattino l’aria era parecchio frizzante. Dovette accelerare l’andatura per riscaldare le membra e contrastare la brezza pungente. Per strada vi era parecchia gente e molti andavano di fretta per non fare tardi al lavoro.
Sul marciapiede un uomo urtò inavvertitamente Mike in un suo momento di distrazione. I due si scusarono reciprocamente e Mike riprese tranquillamente a correre.
Avvertì pochi istanti più tardi un fastidioso pizzico sul braccio. Strano, era successo anche il giorno prima, ma non se ne curò più di tanto.
«Mike!»
«Ciao papà, sono venuto ad aiutarti.»
«Grazie. Se ti va, avrei bisogno una mano col filtro della Chrysler.»
«Certamente.»
«Prima potresti aiutare Anne a trovare la fattura Thomson, per favore?»
«Subito!»
Mike entrò in ufficio e salutò la cugina.
Anne era una graziosa fanciulla di 25 anni, magra e coi capelli corti. Anche lei nei momenti liberi aiutava lo zio Luke in officina, in cambio di qualche decina di dollari a settimana.
Mike quel mattino la trovò più bella del solito: pensò che doveva essere per il trucco particolarmente equilibrato che le risaltava dagli occhi.
La squadrò per un istante e lanciò uno sguardo al suo seno piccolo e sodo, senza farsi notare.
Si offrì di aiutarla a trovare la fattura. Così, insieme si diressero verso il mobile sulla parete laterale. La settimana prima Anne era stata impegnata, e Luke aveva tenuto i documenti con decisamente poca attenzione. Vi era un po’ di disordine in ufficio, e un bel po’ di lavoro da fare.
Iniziarono dagli scaffali più in alto, separando i protocolli da ultimare da quelli ormai da archiviare. La pratica che cercavano, lì, però non c’era. Si concentrarono così sul ripiano sottostante.
Impegnati nella ricerca, i due si incrociarono venendo a contatto fianco a fianco. Mike, girandosi, appoggiò equivocamente il pube sull’anca di lei.
Di colpo riprese a combattere interiormente con l’istinto insaziabile proveniente dal basso ventre. Dovette cedere nel momento in cui anche lei si girò e, abbassandosi, fece sentire al tatto di Mike la morbidezza del suo petto. Sicuramente non stava indossando il reggiseno – pensò Mike.
Si allontanò per un attimo da Anne e le lanciò un’occhiata fuggiva al fondoschiena.
L’istinto prese nuovamente il sopravvento.
Con tutta la cura di cui fu capace, fece finta di cercare ancora qualcosa sul ripiano, stringendola a sé e facendo scivolare le dita sul capezzolo ormai rigido della cugina.
Fu pervaso da un inequivocabile odore di eccitazione femminile. Anne si stava forse bagnando?
Mike trovò disperatamente le forze per staccarsi ed evitare qualcosa di tremendamente stupido.
«Non mi sento molto bene. Vado a prendere un po’ d’aria.»
Uscì in strada e percorse il marciapiede nervosamente tre volte, non riuscendo però a calmare il desiderio proveniente da sotto l’intimo. Cosa gli stava accadendo? Anche Anne adesso? Proprio a lui, sempre così mite e rispettoso, dolce, sensibile.
Rientrò e si scusò col padre: non ce la faceva proprio a continuare. Addusse un mal di testa misto a senso di nausea e fu congedato senza remore. Luke gli disse di non preoccuparsi e Mike poté così andarsene dopo aver lanciato un saluto ad Anne. Da lontano.
Corse nuovamente a casa e trovò Madeleine intenta a completare la colazione.
Senza nemmeno darle il tempo di sistemare il piatto nel lavandino, la caricò sulle spalle e la condusse fremendo in camera. La sbatté sul letto, si sfilò i vestiti più in fretta che poté e le strappò di dosso la veste.
La trovò già priva di intimo.
Le sollevò il bacino, la penetrò con forza e scaricò in lei tutto l’ardore che aveva in corpo.

***

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